Sopra. Oca egiziana

Lago di Bolsena, marzo 2024

Foto: Vincenzo Breccia

Sotto e sotto ancora

Oca egiziana

Lago di Bolsena, marzo 2024

Foto: Vincenzo Breccia Sotto e sotto ancora

Lago di Bolsena, Marzo 2024

Foto di Alina Briciu, dicembre 2024 sotto e sotto ancora:

Oca egiziana

Lago di Bolsena, marzo 2024

Foto di Alina Briciu sotto :

Oca egiziana

Lago di Bolsena, marzo 2024

Foto di Paolo Nicolai

 

Avvistamenti migrazioni e nidificazione nel lago di Bolsena e nel Lazio

È arrivata sul lago di Bolsena questa bellissima coppia di Oca egiziana.

Viene da tutti definita come razza invasiva, sul lago c’è l’esempio della Oca canadese, che è stata ridotta di numero con interventi mirati.

LA CHECK-LIST degli UCCELLI del LAZIO Aggiornata da Brunelli & Fraticelli al 2019, la riporta nella categoria:

Specie di origine selvatica possibile, ma non certa; la sua presenza può essere

 

Da un documento congiunto del 2021, PIANO DI GESTIONE NAZIONALE DELL’OCA EGIZIANA ALOPOCHEN AEGYPTIACA, del Ministero della Transizione Ecologica, dell’Ispra, Sistema Nazionale Gestione Ecologica, l’oca è considerata soggetto particolarmente pericoloso, e ne è vietata anche l’allevamento.

“In Italia, le specie autoctone che si ibridano con l’oca egiziana non sono ad oggi minacciate ma un aumento della popolazione potrebbe portare a significativi inquinamenti genetici. Il temperamento dominante e aggressivo nei confronti di altre specie di uccelli può impedire alle specie autoctone, in particolare a quelle più piccole come le anatre e la folaga Fulica atra, di stabilire territori dove sono presenti oche egiziane (Anselin & Devos 1994). Nel loro areale originario, le oche egiziane, che nidificano sugli alberi, hanno dimostrato di ridurre la produttività di alcuni rapaci come gli sparvieri neri Accipiter melanoleucus usurpandone il nido e rappresentando un problema maggiore rispetto ad altri fattori come il clima, le caratteristiche dell’habitat o del sito di nidificazione (Curtis et al.2007). […] Nel caso in cui l’oca egiziana fosse introdotta sulle isole, può rappresentare a maggior ragione una seria minaccia per la flora e la fauna endemiche locali.”

TALE DOCUMENTO, A TITOLO INFORMATIVO, è RIPORTATO PER INTERO IN CODA AL PRESENTE ARTICOLO.

 

Oca egiziana (Alopochen aegyptiacus)                                    da Wikipedia

L’oca egiziana (Alopochen aegyptiaca Linnaeus, 1764) è un uccello facente parte della famiglia Anatidae, originaria dell’Africa subsahariana e della Valle del Nilo.

Le oche egiziane erano considerate sacre dagli antichi Egizi e apparivano in gran parte delle loro opere d’arte. A causa della loro popolarità, principalmente come uccelli ornamentali, alcuni esemplari fuggiti da zoo o da collezioni private si sono rinselvatichiti stabilendo popolazione selvatiche stabili nell’Europa occidentale, negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda.

Descrizione

Nonostante sia a tutti gli effetti un’anatra, la propensione alla vita terrestre e le proporzioni simili a quelle di un’oca hanno dato all’uccello il suo nome comune. Presenta una lunghezza di 63-73 centimetri (25-29 pollici), un’apertura alare di 134-154 centimetri (52,8-60,6 pollici), per un peso di 1,1-1,4 kg (2,4-3 libbre).

Questa specie non presenta un evidente dimorfismo sessuale, sebbene in media i maschi siano leggermente più grandi. All’interno delle due popolazioni principali, caratterizzate da un piumaggio di base rispettivamente grigio e camoscio-rossiccio, gli adulti possono presentare variazioni individuali. La caratterizzazione è però data dal capo: la zona perioculare e l’attaccatura del becco sono marrone scuro, la parte superiore bruna, il sottogola e il collo invece bianco-grigio. Sul petto è visibile una macchia di colore bruno, sia negli individui dalla colorazione grigia sia negli individui dalla colorazione marroncina. Le ali sono bruno scuro con evidenti bande verdi e bianche, che si notano moltissimo quando l’animale è in volo o allarga le ali in segno di minaccia. Le zampe e il becco sono rosati, mentre gli occhi sono arancioni. I giovani sono simili agli adulti ma hanno colori meno marcati, e il capo è completamente camoscio-bruno senza tracce di bianco; sul petto manca la macchia bruna e le zampe e il becco sono di color bruno-grigio.

I versi e le vocalizzazioni differiscono tra i sessi: il maschio emette uno starnazzo rauco e sommesso, emesso raramente a meno che non sia eccitato o aggressivo. I maschi attraggono la loro compagna con rituali di corteggiamento elaborati e rumorosi che includono un forte starnazzo, l’allungamento del collo verso il cielo e l’esibizione delle piume delle ali. Le femmine emettono uno starnazzo molto più rumoroso e rauco, che emette molto più spesso, specie al minimo segno di pericolo per la prole.

Distribuzione e habitat

Questa specie presenta un vasto areale riproducendosi ampiamente in Africa, tranne che nei deserti e nelle fitte foreste, trovandosi principalmente nella Valle del Nilo e nell’Africa subsahariana. Pur non riproducendosi in alcune aree, talvolta la specie estende il suo areale effettuando migrazioni più lunghe verso nord nelle regioni aride del Sahel. Sugli altopiani etiopi sono presenti alcuni gruppi che vivono a un’altitudine di 4 000 metri. L’oca egiziana si è diffusa anche ben oltre il suo areale africano, con popolazioni selvatiche autosufficienti in Gran Bretagna, Danimarca, Paesi Bassi, Belgio, Francia, Germania e Italia, probabilmente generate da esemplari fuggiti da zoo e collezioni private. Alcune popolazioni rinselvatichitesi si sono stabilite anche oltre oceano, come in Texas, Florida, California e Nuova Zelanda.

La popolazione naturalizzata britannica risale al XVIII secolo, sebbene sia stata aggiunta formalmente alla lista delle specie britanniche solo nel 1971. In Gran Bretagna, si trova principalmente nell’Anglia orientale, dove si riproduce in siti con acque libere, erba corta e luoghi di nidificazione adatti (isole, tane negli alberi secolari o tra i germogli lungo le rive di fiumi e laghi). Durante l’inverno le colonie si disperdono all’interno delle valli fluviali dove si nutrono di erba e cereali. Nel Regno Unito, nel 2009, è stata ufficialmente dichiarata una specie non-autoctona. Di conseguenza, le oche egiziane in Gran Bretagna possono essere uccise senza un permesso speciale se causano problemi all’ecosistema locale.

Tassonomia

Si ritiene che l’oca egiziana sia più strettamente imparentata con le casarche (genere Tadorna) e i loro parenti, ed è collocata con loro all’interno della sottofamiglia Tadorninae. È l’unico membro esistente del genere Alopochen, che contiene anche specie strettamente correlate estintesi recentemente. I dati sulla sequenza del citocromo b del mtDNA suggeriscono che le relazioni tassonomiche di Alopochen con Tadorna necessitano di ulteriori studi.

Il nome generico, Alopochen, viene dal greco ἀλώπηξ/alōpēx ossia “volpe”, e χήν/chēn ossia “oca”, in riferimento al colore rossastro del dorso. Il nome della specie, aegyptius, deriva dal latino Aegyptius ovvero “egiziano”.

Biologia

Questa è una specie in gran parte terrestre, appollaiandosi facilmente anche su alberi ed edifici.

Alimentazione

Le oche egiziane sono una specie onnivora e frugale che, tipicamente, si nutre di semi, foglie, erbe e germogli, anche se possono integrare la loro dieta anche con insetti, vermi e altri piccoli animali. Fino a quando gli anatroccoli non hanno poche settimane e sono abbastanza forti per nutrirsi d’erba e pascolare con i genitori, si nutrono in gran parte di piccoli invertebrati acquatici, in particolare di plancton d’acqua dolce. Di conseguenza, se le condizioni anossiche portano alla produzione di , che vengono trasmesse lungo la catena alimentare attraverso vermi e larve di insetti insensibili alla tossina, intere covate che si nutrono di tali prede possono morire intossicate, sebbene gli adulti, che non si nutrono di tali organismi in misura significativa, generalmente rimangono illesi.

Riproduzione

Entrambi i sessi sono estremamente aggressivi e territoriali nei confronti della propria specie quando si riproducono e spesso inseguono gli intrusi in aria, attaccandoli in veri e propri “combattimenti aerei”. Sono state osservate anche delle coppie attaccare anche oggetti aerei, come droni, che entrano nel loro territorio. Le coppie vicine possono persino uccidere la prole di un’altra coppia per garantire la sopravvivenza dei propri pulcini e avere più risorse per sfamarli.

Questa specie nidifica in una gran varietà di ambienti, specialmente in tane in alberi secolari dei parchi. La femmina costruisce un nido di canne, foglie ed erba, ed entrambi i genitori coveranno a turno, per circa trentatré giorni, dalle quattro alle otto uova. Le oche egiziane, solitamente, sono monogame accoppiandosi con un singolo partner per tutta la vita. Sia il maschio sia la femmina si prendono cura della prole fino a quando non sono abbastanza grandi da prendersi cura di sé stessi. Tale assistenza genitoriale, tuttavia, non include il portare il cibo agli anatroccoli che, essendo precoci, si procurano il cibo da soli.

 

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PIANO DI GESTIONE NAZIONALE DELL’OCA EGIZIANA ALOPOCHEN AEGYPTIACA, del Ministero della Transizione Ecologica, dell’Ispra, Sistema Nazionale Gestione Ecologica

 

Piano di gestione nazionale dell’Oca egiziana Alopochen aegyptiaca 2021

(gli autori sono in coda al testo)

Introduzione

Le specie esotiche rappresentano oggi una delle principali minacce per la biodiversità e i servizi ecosistemici collegati, tutte potenzialmente generatrici di effetti negativi una volta immesse in un ambiente non loro (Simberloff 2000, 2003, Pyšek et al. 2012, Ricciardi et al. 2013, Blackburn et al. 2014). Gli impatti negativi si possono avere sulla salute umana, sull’economia e negli aspetti sociali. (Pimentel et al. 2005, Charles and Dukes 2007, Holmes et al. 2009, Bomford 2003, Banks et al. 2008).

L’oca egiziana (Alopochen aegyptiaca) è una delle specie di uccelli inserite nell’elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale ai sensi del Regolamento europeo UE 1143/2014, che l’Italia ha recepito con il D. Lgs. 230/2017. Le normative vigenti prevedono una serie di divieti (tra cui quelli di allevamento, di rilascio nell’ambiente e di commercio) e di obblighi di monitoraggio e di gestione finalizzati alla prevenzione della loro diffusione in ambiente naturale e minimizzazione degli impatti arrecati.

La presenza della specie in Italia deriva da fughe accidentali dalla cattività, detenzioni in semi-libertà e in minor misura rilasci volontari. A tali episodi possono aver fatto seguito riproduzioni che hanno favorito il perpetuarsi della presenza della specie sul territorio nazionale.

Il presente Piano nazionale di gestione dell’oca egiziana viene sviluppato come recepimento di quanto previsto dal Regolamento UE n. 1143/2014 e dal successivo D.Lgs. 230/17 (art.22). 5

 

1 Caratteristiche della specie

L’oca egiziana (Alopochen aegyptiaca) è un uccello acquatico appartenente all’Ordine degli Anseriformi. È una piccola oca dotata di un piumaggio complessivamente di colore marrone rossastro sul quale spiccano le tipiche macchie rosso mattone intorno agli occhi e sul petto; presenta un collarino scuro, ali color verde scuro attraversate da una banda bianca, particolarmente evidente in volo. Zampe e becco sono rosati. Il dimorfismo sessuale è legato essenzialmente alle ridotte dimensioni sia corporee sia delle macchie rossastre intorno a occhi e petto in confronto al maschio. I giovani e gli immaturi si distinguono per avere una colorazione più smorta rispetto agli adulti e per la mancanza delle macchie rossastre. Assomiglia alla Casarca Tadorna ferruginea, soprattutto quando in volo, per la testa chiara e la banda bianca sulle ali che nell’oca egiziana è però divisa da una sottile banda scura.

Originaria dell’Africa (Brown et al. 1982), in particolare dell’area subsahariana con una popolazione stimata in circa 500.000 individui (Banks et al. 2008), compie movimenti migratori in risposta alle condizioni stagionali nelle aree frequentate (per essiccamento di pozze temporanee o per le piogge eccessive), e in casi eccezionali può avvicinarsi alle coste del Mediterraneo meridionale.

Nuota bene e si muove bene in acqua, ma vive principalmente sulla terraferma muovendosi agilmente sul terreno. Si nutre di tutte le parti delle piante erbacee: semi, foglie, steli, germogli e tuberi. Possono entrare nella sua dieta anche piccoli invertebrati (ortotteri e lumbricidi). Usa posatoi e dormitori elevati, utilizzando spesso essenze arboree.

Particolarmente aggressiva verso le altre specie di uccelli con le quali condivide il territorio, l’oca egiziana ne limita le disponibilità alimentari e i siti di nidificazione come rivelano osservazioni e studi localizzati in siti europei dove la specie è presente in numeri consistenti (Teixeira 1979; Lensink 1996; Pieterse & Tamis 2005). Risulta aggressiva anche nei confronti degli umani se avvicinata durante il periodo riproduttivo quando si trova nei pressi del nido all’interno di aree pubbliche o private (Gyimesi & Lensink 2010).

Le uova (fino a 16) covate esclusivamente dalla femmina, vengono deposte principalmente in aprile-maggio ma, in condizioni climatiche favorevoli, anche tutto l’anno. Il nido viene costruito dalla femmina al suolo tra la vegetazione, sugli alberi o in cavità di alberi (anche in Europa: van Dijk 1997; Lensink 1998; van Dijk 2000). Nell’areale di origine compie migrazioni post riproduttive riunendosi in centinaia/migliaia in corpi idrici o può essere nomade o dispersiva in risposta alle condizioni stagionali (per essiccamento di pozze temporanee o per le piogge 6

 

eccessive). Secondo i dati di inanellamento raccolti in popolazioni naturalizzate del nord Europa, le osservazioni possono riguardare individui giunti fino ad oltre 200 km dal sito di nascita, con spostamenti massimi di 1.164 km (Maclean 1997, Duk e Majoor 2011).

2 Distribuzione in Europa e in Italia

L’oca egiziana è da secoli commercializzata e introdotta a fini ornamentali e la prima segnalazione europea risale al 1795 in Inghilterra con abbattimento di un individuo. Le prime riproduzioni in natura di individui fuggiti dalla cattività risalgono al XIX secolo in Inghilterra, successivamente nel 1967 nei Paesi Bassi (Sutherland et al., 1991) e nel 1980 in Belgio (Jacob et al., 2013). Popolazioni nidificanti si sono avute anche in Germania e Francia.

Le prime irregolari osservazioni in Italia, tralasciando quelle di inizio del XIX secolo, si registrano a partire dalla fine degli anni ‘80 del secolo scorso. Nei decenni successivi le osservazioni divengono sempre più frequenti, molto probabilmente anche grazie ad arrivi dalle popolazioni stabili europee, coinvolgendo attualmente 10 regioni compresa la Sicilia. Le prove di nidificazione riguardano il ritrovamento di nidi e coppie all’interno di zone umide naturali o rinaturalizzate dell’Emilia-Romagna (province di Bologna e Ferrara) a partire da fine anni ’90 (10-15 coppie stimate in provincia di Bologna nel periodo 1990-2001), con due precedenti casi di nidificazione in Provincia di Bolzano nel 1994-1995 (Brichetti e Fracasso 2018). Nel periodo 2016-2020 singole coppie hanno nidificato in libertà o semi-libertà in cinque regioni (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Toscana), occupando zone umide soggette a tutela (Lombardia, Veneto), tratti fluviali e zone umide urbane o periurbane (Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana). Le osservazioni si riferiscono ad avvistamenti di singoli gruppi familiari con pulli al seguito. Per la stragrande maggioranza dei casi si registrano pochi individui (1-2), mentre le concentrazioni di numeri importanti si collocano essenzialmente durante il periodo invernale, dovuto agli assembramenti, anche oltre i 50 individui osservati in alcune aree umide del modenese. La composizione degli assembramenti invernali è ipotizzabile sia da attribuire anche alla presenza di nuovi nati dell’anno sebbene la provenienza non sia accertata. Inoltre, non è da escludere che alcune osservazioni nelle regioni meridionali e soprattutto in Sicilia possano derivare dalla spontanea comparsa di individui provenienti dall’areale africano.

In Figura 1 è riportata la mappa di distribuzione (su celle 10×10 km) trasmessa ufficialmente alla CE nel 2019 per la rendicontazione ai sensi dell’art.24 del Reg. UE 1143/14 (Carnevali et 7

 

al., 2021) e aggiornata al 2021 (celle in rosso). Gli aggiornamenti devono ancora essere formalmente validati da parte di Regioni e Province autonome, responsabili del sistema di sorveglianza. Le marcate differenze rispetto alla mappa prodotta nel giugno 2019 sono legate alla presenza per lo più casuale della specie sul territorio nazionale che si riflette in un quadro della distribuzione molto dinamico. Nella mappa di distribuzione di seguito riportata sono state incluse unicamente le segnalazioni casuali dal 2015 ad oggi. 8

 

Figura 1 – Distribuzione di Alopochen aegyptiaca su celle 10x10km (novembre 2021): in blu le celle di presenza accertate della specie e rendicontate nel 2019, in rosso le celle di nuove segnalazioni da confermare, in giallo le celle di presenza rendicontate nel 2019 non più confermate. 9

 

3 Vie di Introduzione e possibilità di espansione

Come tutti gli animali commercializzati e allevati a scopo ornamentale, le fughe accidentali dalla cattività sono frequenti, a maggior ragione per i diversi taxa di Uccelli che, se non correttamente detenuti, possono facilmente spostarsi per lunghe distanze. A questi si possono aggiungere, in linea generale, rilasci volontari.

Dati i casi di riproduzione accertata, il rischio di diffusione della specie in nuove aree è del tutto possibile, anche se al momento sul territorio italiano apparentemente non è reale.

4 Impatti

L’oca egiziana può produrre impatti negativi sulla biodiversità, sugli ecosistemi e sulle attività economiche e sociali dell’uomo.

La specie si ibrida con altre oche e anatre (Banks et al. 2008), tra cui il germano reale Anas platyrhynchos, la casarca Tadorna ferruginea, la volpoca T. tadorna (Lensink 1996; Harrop 2005; Lever 2005; McCarthy 2006). Gli ibridi sono generalmente sterili (Homma & Geiter 2010). In Italia, le specie autoctone che si ibridano con l’oca egiziana non sono ad oggi minacciate ma un aumento della popolazione potrebbe portare a significativi inquinamenti genetici.

Il temperamento dominante e aggressivo nei confronti di altre specie di uccelli può impedire alle specie autoctone, in particolare a quelle più piccole come le anatre e la folaga Fulica atra, di stabilire territori dove sono presenti oche egiziane (Anselin & Devos 1994). Nel loro areale originario, le oche egiziane, che nidificano sugli alberi, hanno dimostrato di ridurre la produttività di alcuni rapaci come gli sparvieri neri Accipiter melanoleucus usurpandone il nido e rappresentando un problema maggiore rispetto ad altri fattori come il clima, le caratteristiche dell’habitat o del sito di nidificazione (Curtis et al.2007). In Gran Bretagna, le oche egiziane competono con i falchi pescatori Pandion haliaetus per l’occupazione delle piattaforme artificiali per la nidificazione e competono per i siti riproduttivi anche con il barbagianni Tyto alba in quanto occupano prima di loro i nidi durante la stagione riproduttiva (T. Appleton comm. pers. in Gyimensi and Lensink 2010). Nel caso in cui l’oca egiziana fosse introdotta sulle isole, può rappresentare a maggior ragione una seria minaccia per la flora e la fauna endemiche locali. 10

 

La sola presenza dell’oca rappresenta la potenziale competizione con le specie con cui condivide l’habitat sia per le risorse trofiche che per l’occupazione di areale.

Per quanto concerne gli impatti sugli ecosistemi, sia nell’areale di autoctonia che di alloctonia , gli impatti più spesso riportati (Stephen 1985, Little and Sutton 2013, Gyimensi and Lensink 2010, Rehfisch et al. 2010) riguardano casi di eutrofizzazione delle acque a causa delle deiezioni della specie.

Per quanto riguarda l’impatto economico, i danni più evidenti causati da queste specie in Europa si evidenziano nel pascolamento: in Inghilterra le oche egiziane passano molto tempo a foraggiare nei campi di grano in periodo invernale (Sutherland & Allport 1991) e lo stesso comportamento è stato osservato in Belgio sui cereali in inverno e su barbabietole da zucchero e patate sia in inverno che in primavera (Beck et al. 2002). Il periodo maggiormente critico corrisponde a quello della muta delle penne, quando la specie può formare grandi assembramenti di individui (GyImesi & Lensink, 2010).

Il disagio sociale che possono causare grandi stormi di oche egiziane è rappresentato in primis dalla defecazione sulle strade pubbliche e nelle aree ricreative vicino ai bacini idrici. In aggiunta, sebbene non siano disponibili registrazioni di oche egiziane che attaccano gli umani, la specie è nota per essere aggressiva (Gyimesi & Lensink 2010) soprattutto da parte degli individui maschili nel difendere il proprio territorio di nidificazione o dei suoi pulcini contro l’uomo e soprattutto i bambini, può essere fonte di disagio per i frequentatori dei parchi urbani in cui la specie si riproduce.

Quindi anche se l’impatto sulla biodiversità in Italia non è stato ancora studiato nel dettaglio, il principio di precauzione suggerisce un intervento immediato anche in presenza di contingenti limitati; è peraltro ben noto che le specie esotiche invasive possono mantenere numeri limitati per un certo periodo di tempo per poi andare incontro ad aumenti esponenziali della popolazione.

5 Aspetti normativi

Il Regolamento Europeo 1143/2014, entrato in vigore il 1 gennaio 2015, dà la definizione di specie esotica invasiva e reca disposizioni volte a prevenirne e gestirne l’introduzione e la diffusione onde ridurre gli impatti sulla biodiversità e sui servizi eco sistemici: è stato stilato un apposito elenco che riunisce quelle considerate a più alto impatto e definite di rilevanza 11

 

unionale. Tali specie sono state selezionate in base ad una specifica valutazione di rischio condotta da esperti del settore e riferito a livello europeo. L’elenco è di natura dinamica (viene periodicamente aggiornato) e attualmente le specie di uccelli inserite sono 5: ibis sacro, gobbo della Giamaica, oca egiziana, maina comune e corvo indiano delle case.

Al fine di adeguare la normativa nazionale italiana alle disposizioni contenute nel predetto Regolamento Europeo, è stato emanato il Decreto Legislativo 15 dicembre 2017, n. 230 pubblicato il 30 gennaio 2018 nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

L’art. 6 di tale decreto prevede il divieto di detenzione e commercio delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale. L’art. 26 stabilisce che coloro i quali detengano uno o più esemplari di tali specie sono tenuti a farne denuncia al Ministero, mentre l’art. 27 prevede che i proprietari non commerciali possano continuare a detenere i propri animali da compagnia appartenenti a specie esotiche invasive purché ne denuncino il possesso, gli individui siano custoditi in modo che non ne sia possibile la fuga o il rilascio nell’ambiente naturale e ne venga impedita la riproduzione. Tuttavia i termini di presentazione della denuncia di possesso per questa specie sono scaduti.

Il Ministero della Transizione Ecologica è l’Autorità nazionale competente designata per il coordinamento delle attività necessarie per l’esecuzione del regolamento e per mantenere i rapporti con la Commissione europea, relativi all’esecuzione dello stesso, nonché per il rilascio delle autorizzazioni di cui agli articoli 8 e 9 del medesimo regolamento. L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale è l’ente tecnico scientifico di supporto al Ministero per l’applicazione del regolamento. L’art. 25 del decreto prevede sanzioni specifiche per tutte le violazioni ai divieti previsti nell’art. 6.

Ai sensi della normativa nazionale Regioni e Province autonome sono responsabili del monitoraggio del territorio e dell’attuazione delle misure di gestione volte all’eradicazione o al controllo delle specie di rilevanza unionale presenti sul proprio territorio al fine di minimizzarne gli impatti negativi sulla biodiverstià.

In Italia la specie è inoltre soggetta alle disposizioni della legge n. 157/1992 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio” e successive modifiche. In particolare, la legge n. 221/2015 “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali” (art. 7, 12

 

comma 5 lett. a) ha modificato l’art. 2, comma 2, della legge 157/92, prevedendo che la gestione delle specie alloctone – con esclusione delle specie individuate dal decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 19 gennaio 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 31 del 7 febbraio 2015 – sia finalizzata all’eradicazione o comunque al controllo delle popolazioni. Gli interventi di eradicazione e controllo sono realizzati come disposto dall’art.19, comma 2, che prevede per le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, la facoltà di effettuare piani di limitazione di specie di fauna selvatica per la migliore gestione del patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo, per motivi sanitari, per la selezione biologica, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche, sulla base di parere – obbligatorio ma non vincolate – di ISPRA, chiamato a verificare la selettività dei metodi di prelievo utilizzati.

Per quanto concerne le aree protette, infine, la Legge n. 394/1991 “Legge Quadro sulle Aree Protette” e in particolare l’art. 22, comma 6, prevede che nei Parchi e nelle Riserve Regionali i prelievi e abbattimenti faunistici necessari per ricomporre squilibri ecologici avvengano sotto la diretta sorveglianza dell’organismo di gestione del Parco o Riserva e debbano essere attuati dal personale da esso dipendente o da persone da esso autorizzate.

6 Obiettivi del Piano

6.1 Obiettivo nazionale

Vista l’attuale distribuzione e consistenza della specie, e soprattutto dell’esiguo numero di eventi riproduttivi, l’eradicazione risulta l’obiettivo da raggiungere a livello nazionale. A questo scopo è necessario essere costantemente aggiornati sulle segnalazioni di presenza della specie in particolare alle segnalazioni prolungate nella stessa area e alle osservazioni di eventi riproduttivi. Il tutto allo scopo di poter stabilire con precisione gli interventi di rimozione degli individui, nel modo più efficace possibile. Una volta raggiunta l’eradicazione, occorrerà mantenere alta l’attenzione per poter assicurare rapidi interventi di rimozione in caso di nuove segnalazioni di individui in natura.

6.2 Obiettivi regionali

Per il successo degli interventi di eradicazione, occorre essere dotati a scala regionale, secondo gli obblighi previsti dall’art.18 del D. Lgs. 230/2017, di un efficiente sistema di sorveglianza e di monitoraggio coordinati dal Ministero con il supporto di ISPRA e condotti dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e Bolzano. In quest’ottica i censimenti degli uccelli aquatici 13

 

svernanti IWC coordinati in Italia da ISPRA, appaiono di grande rilevanza in periodo invernale, unitamente alle numerose osservazioni fatte in maniera volontaria lungo tutto il corso dell’anno da tanti birdwatchers appassionati che riforniscono di importanti dati i database informatici facenti capo alle associazioni ornitologiche locali e nazionali. Tale sistema di sorveglianza è finalizzato primariamente a individuare le aree di presenza prolungata della specie nonché le coppie riproduttive per elaborare e coordinare le specifiche azioni di eradicazione degli individui osservati e in seconda battuta a prevenire successivamente il ritorno della specie in natura, la sua diffusione e verificare l’efficacia delle misure di gestione/eradicazione rapida messe in atto.

Come riportato nel capitolo 2, nell’ultimo quiquennio (2016-2021) sono state accertate nidificazioni di singole coppie in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Toscana. In queste cinque Regioni pertanto, l’amministrazione procede con la definizione di un piano di eradicazione ai sensi dell’art.22 del D.Lgs. 230/17 finalizzato alla totale rimozione dal territorio degli esemplari di oca selvatica presenti. Dovrà essere data priorità agli interventi su nuclei nidificanti per poi procedere alla rimozione dei individui singoli. Analogamente le Regioni e Province autonome in cui la specie è già segnalata in passato, senza eventi riproduttivi, procedono alla sua eradicazione ai sensi dell’art.22 del D.Lgs. 230/17.

In Valle d’Aosta, Sardegna, Calabria e Basilicata la specie non è ancora mai stata segnalata, pertanto la sua comparsa deve essere rilevata rapidamente e comunicata senza indugi al MiTE (ai sensi dell’art. 19 del D.Lgs. 230/2017). Le Regioni sono quindi responsabili dell’immediata attuazione delle misure di eradicazione rapida di cui al presente ‘Piano’, finalizzate ad assicurare l’eliminazione completa e permanente della specie esotica invasiva dall’ambiente naturale.

In Tabella 6.1 è riportata la sintesi delle azioni gestionali previste suddivise per Regioni e Province autonome. Le indicazioni riportate si riferiscono ai dati delle osservazioni del periodo 2016-2020; quindi potranno essere eventualmente rimodulate in base alla situazione al momento di esecuzione del presente Piano di gestione. 14

 

Tabella 6.1. Azioni gestionali previste per Alopochen aegyptiaca suddivise per Regioni e Province autonome. Regione Eradicazione

(Art 22)

Risposta rapida

(eradicazione art.19)

Monitoraggio

(art.18)

Abruzzo X X
Basilicata X X
Bolzano X X
Calabria X X
Campania X X
Emilia Romagna X X
Friuli Venezia Giulia X X
Lazio X X
Liguria X X
Umbria X X
Lombardia X X
Marche X X
Molise X X
Veneto X X
Piemonte X X
Puglia X X
Sardegna X X
Sicilia X X
Toscana X X
Trentino Alto Adige X X
Valle d’Aosta X X
           

 

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A cura di:

Mario Cozzo (ISPRA – Dipartimento per il Monitoraggio e la Tutela dell’Ambiente e per la Conservazione della Biodiversità, Area BIO EPD)

Revisione dei testi:

Paolo Sposimo (NEMO srl); Camilla Gotti, Nicola Baccetti e Lucilla Carnevali (ISPRA – Dipartimento per il Monitoraggio e la Tutela dell’Ambiente e per la Conservazione della Biodiversità. Area BIO EPD e BIO CFN), Eugenio Dupré e Marco Valentini (MiTE – Direzione per il Patrimonio naturalistico), Ernesto Filippi (Sogesid – MiTE – Direzione per il Patrimonio naturalistico)

Coordinamento:

Lucilla Carnevali e Piero Genovesi (ISPRA – Dipartimento per il Monitoraggio e la Tutela dell’Ambiente e per la Conservazione della Biodiversità. Servizio BIO CFN e CFS)