Sotto: gruppo di Piro piro piccolo
Foto di Alina Briciu
Sotto: gruppo di Piro piro piccolo
Foto di Alina Briciu

Sotto: Piro Piro Piccolo
Foto di Matteo Faggi


Sotto: Piro Piro Piccolo
Foto di Alina Briciu
Sotto: Il Piro Piro Piccolo è nello stemma della ULAB
Stemma creato da Paolo Bologna

Avvistamenti e nidificazione sul lago di Bolsena e nel Lazio
Sul Lago di Bolsena i vecchi pescatori professionali chiamavano il Piro Piro piccolo ‘Rondinella di Lago’, per la forma che le sue ali assumo in volo, come mezza luna, simile alla rondine.
È presente sul lago da tempo immemore ed è molto facile avvistarlo, nel suo volo basso, in solitaria o in piccoli gruppi, camminare sulle rive. È certa, a mio avviso, una sua diffusa nidificazione, anche se non ho trovato un a localizzazione specifica nei testi consultati relativi al Lazio.
E’ divenuto il simbolo della ULAB, la ns associazione, presente nel simbolo rotondo su fondo azzurro. (P.B.)
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Piro piro piccolo – Nome Scientifico: Actitis hypoleuco Fonte: Nuovo atlante degli uccelli nidificanti nel Lazio
Note tassonomiche, corologia e fenologia
Specie monotipica a distribuzione euroasiatica. Nidifica in gran parte d’Europa eccetto l’Islanda, con concentrazioni maggiori in Fennoscandia e Russia. Migratrice, le popolazioni europee svernano principalmente in Africa subsahariana e solo in piccoli numeri in aree costiere atlantiche e mediterranee del Vecchio Continente (Cramp e Simmons, 1983; Brichetti e Fracasso, 2004).
In Italia è migratrice regolare, nidificante, svernante regolare ed estivante. Nidifica più comunemente al nord, è scarsa al centro, sporadica al sud e in Sicilia, dubbia in Sardegna. In inverno ha distribuzione sparsa, con popolazione più omogeneamente ripartita in penisola ed isole, perlopiù in zone costiere (Brichetti e Fracasso, 2004; AA. VV., 2008).
Distribuzione e consistenza nel Lazio
La nidificazione è stata accertata solo nel 2002: una coppia con due pulli il 22 giugno sul Fiume Paglia vicino Centeno (Proceno, VT) (Biondi e Pietrelli, 2003). In altri tre casi è apparsa probabile: nel 2007 sui Fiumi Aniene e Velino, rispettivamente presso Tivoli (RM) e Rieti (RI), e nel 2008 sul Torrente Traponzo, affluente del Fiume Marta (Monte Romano, VT). Non sono stati raccolti dati per la provincia di Latina. La specie è risultata scarsa e la sua distribuzione, sparsa, ristretta e sostanzialmente limitata all’entroterra, non molto diversa da quella evidenziata dal precedente Atlante regionale, che riporta il limicolo anche sul litorale romano e come nidificante certo in due siti interni sui Fiumi Tevere (RM) e Velino (RI) (Boano et al., 1995). Individui estivanti e migratori tardivi rendono dubbie le indicazioni di possibilità e problematica la definizione della reale distribuzione (Meschini e Frugis, 1993; Brichetti e Fracasso, 2004). Per contro, la non completa copertura d’indagine negli ambienti idonei a bassa densità della specie potrebbero averne determinato la sottostima. Nel Lazio si possono prudenzialmente stimare 1-5 coppie nidificanti.
Preferenze ambientali nel Lazio
La specie ha confermato in periodo riproduttivo la sua preferenza, già nota a livello regionale e nazionale, per le acque interne, in particolare corsi d’acqua a veloce scorrimento con greti ghiaiosi o sassosi ricoperti da sparsa vegetazione erbacea e cespugliosa, sotto i 500 m s.l.m. (Boano et al., 1995; Brichetti e Fracasso, 2004). Su 22 osservazioni, il 68% è stato effettuato in corsi d’acqua e canali, il 27% in laghi e stagni; oltre il 70% delle segnalazioni ricade entro i 500 m s.l.m. L’unica riproduzione certa e le tre probabili sono state riscontrate in tratti fluviali, rispettivamente tra 90 e 390 m s.l.m.
Status e conservazione
Lo stato di conservazione in Europa, ad inizio anni ’90 “favorevole” (Non-SPEC, status “sicuro”; Tucker e Heath, 1994), è ora sfavorevole (SPEC 3, status provvisorio “in declino”; BirdLife International, 2004).
500-1.000 coppie (Brichetti e Fracasso, 2004), per tale motivo la specie è considerata “vulnerabile” nella Lista Rossa nazionale, che individua nella bonifica delle zone umide e nelle modificazioni e trasformazioni dell’habitat le minacce e nel monitoraggio delle popolazioni e nella difesa delle sponde naturali dei fiumi gli interventi di conservazione (LIPU e WWF, 1999).
Livello instabile delle acque, perdita generalizzata di habitat e disturbo antropico sono le minacce evidenziate a livello regionale (Biondi e Pietrelli, 2003).
Michele Cento
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Piro piro piccolo – Nome Scientifico: Actitis hypoleucos Fonte:www.uccellidaproteggere.it
Ordine: Charadriiformes Famiglia: Charadriidae.
Il Piro piro piccolo è riconoscibile oltre che per le piccole dimensioni (lunghezza 19-22 centimetri, apertura alare 33-38 centimetri), per le parti superiori bruno-oliva e per le parti inferiori completamente bianche. Il bianco inoltre si estende sulla parte laterale prima dell’ala disegnando una specie di bavaglino colore oliva. Se lo si osserva in volo si scorgono le ali curvate verso il basso con barra bianca, mentre le timoniere sono solo marginalmente bianche. I giovani sono molto simili agli adulti.
Sono riconoscibili le movenze di questo piccolo uccello dei greti e delle paludi, che come gli altri Piro piro, solitamente quando cammina muove la coda in alto e in basso, ripetutamente. Ha una dieta prevalentemente animale: insetti, molluschi, crostacei, anellidi, girini e miriapodi costituiscono il suo cibo. Si riproduce su banchi di fiumi vicino all’acqua utilizzando anche vecchi nidi di altri uccelli, o in tane di conigli o campi di grano distanti dall’acqua. Il nido è costituito da una semplice cavità nel terreno nascosta e tappezzata di erbe e foglie. Durante la cova difende uova e nidiacei dai predatori simulando di essere ferito e, attirandoli su di sè, li allontana dal nido. In Italia è anche specie di passo da metà aprile ad agosto, ma è presente anche come svernante.
In migrazione frequenta vari tipi di zone umide d’acqua dolce interne e costiere (rive del mare), mentre durante lo svernamento appare più legato alle saline, lagune, foci fluviali, valli da pesca anche in aree antropizzate. La distribuzione geografica degli inanellamenti su scala nazionale è ampia, con numerose località nell’Italia nordorientale, Friuli, Trentino e soprattutto Veneto. Si hanno numeri considerevoli di catture anche lungo la costa veneta ed emiliana-romagnola. Ampia e posta essenzialmente a NE rispetto al nostro Paese risulta l’area geografica di origine dei soggetti esteri segnalati in Italia. La Finlandia è il Paese maggiormente rappresentato, seguito da Polonia e Germania. I siti di inanellamento sono localizzati sia in aree costiere, come ad esempio nel Golfo di Finlandia o di Danzica, sia prettamente continentali.
Molto ampia è anche la distribuzione delle ricatture nel nostro Paese, dove soprattutto nelle regioni centrali e meridionali e nelle isole maggiori prevalgono le localizzazioni costiere. Nel Nord e nella Pianura Padana le ricatture sono invece distribuite anche in aree interne. Una forte concentrazione di segnalazioni si riferisce al complesso costiero e delle aree umide dell’Alto Adriatico. Non si notano tendenze particolari nella distribuzione delle distanze percorse e il tempo intercorso tra marcaggio e ricattura. Le distanze prevalenti sono comprese tra i mille-2mila chilometri.
Prospettive
Specie poco studiata, per la quale si hanno informazioni per lo più puntiformi e generalmente relative a situazioni locali. Trattandosi di specie in decremento in Italia, sono auspicabili studi estesi su ecologia e biologia riproduttiva, in particolare nelle aree di presenza delle popolazioni più importanti.
Utilizzando i dati riportati in Cramp & Simmons (1983) uniti al tasso d’involo noto per l’Italia, si ottiene il seguente quadro: mortalità media approssimabile al 57% nel primo anno, 42% nel secondo, 16% dal terzo. Età massima 20 anni, età della prima riproduzione 2 anni, % di coppie di successo pari al 50%. Con questi valori si ottiene una Mvp pari a 4mila individui, ovvero circa 1.600 coppie. Tale valore viene pertanto fornito come frv per la specie. La conservazione della specie deve basarsi principalmente sull’evitare il disturbo antropico durante il periodo riproduttivo (balneazione, motocross, fuoristrada, pesca sportiva, cani), soprattutto lungo i greti fluviali (in particolare le isole centrali dei corsi d’acqua) e le aree costiere e nell’evitare interventi di regimazione idraulica distruttivi dell’habitat. La specie deve inoltre essere oggetto, considerata l’attuale scarsa conoscenza della specie, di regolare monitoraggio di lungo periodo delle principali popolazioni nidificanti, al fine di definire le cause del declino e avviare opportuni interventi di conservazione.
Minacce Nonostante la specie sia particolarmente adattabile e in grado di colonizzare ambienti antropizzati e degradati, il successo della nidificazione in questi habitat risulta particolarmente incerto, essendo le deposizioni vulnerabili nei confronti delle attività antropiche. Anche in corrispondenza di ambienti naturali, quali i greti fluviali, la specie risente fortemente del disturbo arrecato dall’uomo, come quello dovuto agli interventi di regimazione dei corsi d’acqua o piene fluviali primaverili e messa in sicurezza delle sponde, nonché alla presenza di pescatori, bagnanti, motociclisti, escursionisti sul greto e lungo le rive. Nidifica in coppie isolate. In provincia di Parma sul fiume Taro la distanza media tra i nidi è pari a 1,5 chilometri. Il successo riproduttivo è pari a 2,32 giovani per coppia. In provincia di Padova il 60% delle covate ha portato all’involo di almeno un pullo.
Stato di salute
Il suo status di conservazione viene valutato in declino nell’Unione europea. La popolazione nidificante ha subìto un moderato recente declino nel periodo 1970-1990 ed è oggi stimata in più 345mila coppie e corrisponde al 25-49% della popolazione europea complessiva. La popolazione italiana veniva stimata in 500-mille coppie, stabile nel periodo 1990-2000 e in decremento negli ultimi anni con 200-mille coppie. Il Piro piro piccolo è considerato specie vulnerabile (vu) nella Lista rossa nazionale a causa della distribuzione frammentata. Risulta, inoltre, specie non cacciabile in Italia ai sensi della legislazione venatoria (art. 18, 157/92). Nel periodo 1998-2003 nel nostro Paese una conferma della tendenza all’aumento dell’ampiezza di areale viene suggerita dal crescente numero di siti occupati. Come probabile conseguenza di ciò, la popolazione risulta in leggero aumento, anche se la consistenza complessiva è tuttora modesta. La popolazione nidificante italiana rappresenta infatti meno dell’1% della popolazione dell’Unione europea e della popolazione nidificante europea complessiva.
Canto
Emette un caratteristico trillo “iii-di-di”, composto da tre sillabe staccate (la prima delle quali è più alta e leggermente più prolungata delle altre). Lo si sente principalmente all’atto del decollo e durante il volo. In aprile-maggio nelle aree di nidificazione è possibile udire il canto di questa specie, che suona come un flautato “pipitiui — dii, pipitiui — dii”.
Il suo richiamo assomiglia ad un “tii ti ti” molto rapido.