




Sopra: Gabbiano comune – Lago di Bolsena
Foto di Alina Briciu
Sotto: Gabbiano comune all’Isola Bisentina. Foto di Alina Briciu

Sotto. Gabbiano comune cerca di sottrarre pesce a Cormorano
(aprile 2023)
Foto di Edo Parri

Sotto. Gabbiani comuni giocano col vento
Gradoli, settembre 2023
Foto di Paolo Bologna

Avvistamenti e nidificazione nel Lago di Bolsena e nel Lazio
Il Gabbiano comune è presenza costante e numerosa sul lago di Bolsena, ma non è stata traccia letteraria alcuna della sua nidificazione in loco. Il Laride c’è da sempre e in tutte le stagioni in gran numero, insieme al parente più grande, Il Gabbiano Reale, quest’ultimo nidifica sulla Isola Martana. La testa diversa colorazione del piumaggio della testa, ora bianca ora marrone scuro, dovrebbe dipendere dalla stagione riproduttiva (marrone), bianca l’inverno. (P.B.)
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GABBIANO COMUNE (Larus ridibundus) Fonte: Nuovo atlante degli uccelli nidificanti nel lazio-2011
Stato della specie
Specie politipica a distribuzione eurasiatica. In Italia è parzialmente sedentaria con una popolazione nidificante stimata tra le 600 e le 1.000 coppie. I siti dove la riproduzione di questa specie avviene regolarmente sono situati lungo le coste dell’alto Adriatico, lungo in bacino fluviale del Po e nella Sardegna sud occidentale. Irregolarmente la specie si è riprodotta in Puglia, Campania e Sicilia (Brichetti e Fracasso, 2006).
La specie è uno svernante regolare nel nostro paese ed è il gabbiano più abbondante e diffuso. La stima numerica dei contingenti invernali è estremamente complessa a causa dell’abitudine di frequentare habitat non sottoposti a regolari indagini, come ad esempio discariche e zone agricole. Il numero complessivo in inverno dovrebbe comunque essere compreso tra 500.000 e 1.000.000 d’individui (Baccetti et al., 2002; Brichetti e Fracasso, 2006).
Svernamento nel Lazio
Nel Lazio le fluttuazioni numeriche riscontrate per questa specie dal 1991 al 2008 sono estremamente elevate e riflettono le difficoltà di censimento già evidenziate a livello nazionale. In una tale situazione è pressoché impossibile valutare le tendenze numeriche nella popolazione. La distribuzione di questa specie, pur nei limiti metodologici già evidenziati, appare concentrata oltre che lungo la costa marina, con presenze numeriche maggiori a sud della foce del Tevere, anche nei bacini lacustri del settore settentrionale della regione.
L’ecletticità che questa specie mostra nella scelta degli habitat frequentati al di fuori della stagione riproduttiva si evidenzia anche nella distribuzione invernale nel Lazio. La scelta delle zone frequentate sembra motivata più da questioni trofiche, che da reali preferenze ambientali. L’opportunismo della specie la porta inoltre a frequentare temporaneamente aree agricole, anche con importanti contingenti, in relazione alla disponibilità di alimenti, come ad esempio durante i lavori di aratura e sovescio. Le discariche sono inoltre un ambiente dove si radunano grandi numeri di questa specie. La temporaneità nella disponibilità di alimenti in queste aree e la conseguente mobilità dei contingenti di Gabbiano comune spiega in parte le forti fluttuazioni numeriche riscontrate nel corso degli anni nelle zone umide censite. Al momento attuale non risultano particolari rischi per questa specie nel Lazio, se non quelli generici relativi all’aumento degli inquinanti nell’ambiente. Una futura diversa gestione dei rifiuti potrebbe comunque far diminuire una importante risorsa trofica per questa specie.
Fulvio Fraticelli
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GABBIANO COMUNE (Chroicocephalus ridibundus) Fonte: http://www.uccellidaproteggere.it/
Ordine: Charadriiformes Famiglia: Laridae
Il Gabbiano comune presenta una lunghezza di 33-39 centimetri e un’apertura alare che può raggiungere anche 1 metro. Il maschio e la femmina mostrano una livrea pressoché identica, con colorazione prevalentemente bianca, grigia e nera. In abito nuziale la testa è coperta da un cappuccio marrone-scuro e, attorno all’occhio, si intravede un anello bianco. Al di fuori del periodo riproduttivo, il cappuccio marrone sparisce, fatta eccezione per una piccola macchia dietro l’occhio e una sfumatura sul capo, anch’essa poco visibile. Becco e zampe sono di color rosso scuro, le ali e il dorso grigi, bianche e nere – e con un tipico “disegno” – le estremità alari. Gli individui più giovani presentano una colorazione screziata di marrone e, gradatamente, assumono la livrea degli adulti verso i 2 anni di vita. Ampia e ben distribuita in tutta Europa, la specie è presente nel nostro Paese come nidificante con un contingente abbastanza modesto, mentre particolarmente abbondante risulta la popolazione svernante. I principali siti di svernamento vanno dal Biviere di Lentini ai Laghi di Mantova, dalle pialasse ravennati al Delta del Po, dalla Laguna di Venezia alla foce del Simeto. Completano il quadro le Lagune di Grado, Marano e Panzano, in Friuli-Venezia Giulia, il Lago di Garda, l’area di Manfredonia-Margherita di Savoia e i laghi di Como, Garlate, Olginate. Come tutte le specie di gabbiano, in inverno conduce una vita piuttosto “sociale”, sia quando si prende cura dei pulcini sia durante la stagione riproduttiva. Non è una specie pelagica e raramente viene avvistato al largo dalle coste. Il Gabbiano comune si riproduce di solito in colonie, dove nidifica due volte l’anno producendo dalle 2 alle 3 uova, che cova per una ventina di giorni. Una volta nati, i pulcini si presentano di colore grigio, puntinato di scuro. Finita la stagione riproduttiva, sia i giovani sia gli adulti si riuniscono in stormi.
Prospettive
La specie è relativamente ben monitorata in quanto a consistenza, distribuzione e trend demografico. Più modeste sono invece le conoscenze sulla biologia riproduttiva e praticamente sconosciuti i valori relativi ai principali parametri demografici. I dati a disposizione per questa specie coloniale non consentono di formulare un Valore di Riferimento Favorevole (FRV) basato su tecniche di PVA. Tuttavia, la popolazione attuale – pure in incremento negli ultimi decenni – risulta molto verosimilmente al di sotto di tale valore, come consistenza assoluta. Le fluttuazioni anche notevoli riscontrate e la relativa instabilità delle colonie suggeriscono inoltre estrema cautela nella valutazione dell’effettivo stato di conservazione della specie. Appare evidente, da questo punto di vista, la necessità di favorire il permanere di condizioni idonee alla riproduzione negli ambienti frequentati dalla specie e, in particolare, nei siti dell’Alto Adriatico ospitanti le colonie principali.
Minacce
Come per altre specie legate ad ambienti umidi, il Gabbiano comune risente – specialmente in periodo riproduttivo – delle variazioni della quantità e del livello delle acque; fluttuazioni tali, a volte, da compromettere del tutto l’esito della nidificazione. Trattandosi di specie coloniale, è inoltre potenzialmente sensibile al disturbo arrecato ai siti riproduttivi. Al di fuori della stagione riproduttiva, il Gabbiano comune si sposta su zone umide maggiori, evitando coste rocciose, preferendo invece isolette o estuari con abbondanti spiagge sabbiose o fangose; frequenta anche siti pianeggianti interni, porti, discariche e corpi idrici di ogni genere. Spesso mostra movimenti pendolari giornalieri tra aree di alimentazione e zone di roost, più tranquille e riparate. Da questo punto di vista, la specie può soffrire, durante tutto l’anno, per gli effetti negativi della contaminazione delle acque – dovuti, ad esempio, a sversamenti di idrocarburi in mare e lungo le coste – nonché di epidemie di botulismo o influenza aviaria. Il successo riproduttivo risente negativamente delle piene fluviali e del disturbo antropico. In generale, si registra un maggior successo per i nidi localizzati al centro della colonia e per i nidi in colonie rispetto a quelli isolati. In provincia di Venezia, è stato riscontrato come il 60% delle covate sia andato perso a causa del maltempo, con punte di fallimenti superiori all’80%. In Inghilterra meridionale, rispetto alle uova deposte, il tasso d’involo è stato pari al 15,2%, 5,8% e 11%, in tre annate consecutive con popolazione in calo. Anche in Italia, pur in un quadro nel complesso favorevole alla specie, si registrano fluttuazioni anche evidenti tra un anno e l’altro, a conferma dell’instabilità e della relativa vulnerabilità delle colonie. Evidenze in questo senso sono state raccolte in Veneto, pur con un trend stabile nel medio-lungo periodo. Anche le Valli di Comacchio, che ospitano di gran lunga la popolazione più importante, dopo il massimo registrato alla fine degli anni ’80 si è andati incontro a un periodo di fluttuazioni notevoli, anche se il calo riscontrato nell’ultimo decennio – riguardo al contingente nidificante – potrebbe dipendere in parte dalla formazione di nuove colonie in aree vicine (Saline di Cervia ed altre aree umide della Pianura Padana).
Stato di salute
Classificata come sicura in tutta l’Unione Europea, la specie presenta uno stato di conservazione favorevole anche a livello continentale. Nel complesso, si è registrato un largo incremento della popolazione nidificante nei territori dell’Europa “comunitaria” nel periodo 1970-1990, seguito da moderato declino nel periodo 1990-2000. Attualmente, la popolazione dell’Ue è stimata in 71.000-200.000 coppie, pari al 59-66% della popolazione continentale e a una frazione compresa tra il 25% e il 49% della popolazione globale. Quella italiana, raggiunge le 500-1.000 coppie, e non è dunque particolarmente significativa a livello continentale e comunitario. La popolazione nidificante in Italia ha conosciuto un notevole incremento ed espansione territoriale in anni passati, in linea con il trend europeo: dalle 441 coppie rilevate nel 1982 in 17 colonie si è passati alle circa 780 censite, appena due anni dopo, in 33 diverse colonie, di cui il 71% nelle sole Valli di Comacchio e Bertuzzi. Specie, dunque, estremamente localizzata come nidificante – alle espansioni degli anni ’80 sono seguiti anni di fluttuazioni e locali colonizzazioni – è presente in modo abbondante e diffuso come svernante, risultando la seconda specie più diffusa e il più diffuso in assoluto tra i gabbiani. Da questo punto di vista, le popolazioni hanno mostrato un incremento vicino ai 60 punti percentuali, tra il 1996 e il 2000, rispetto ai valori riscontrati nel precedente quinquennio (quasi raddoppiati i massimi annuali, dai 119.436 del 1995 ai 201.069 del 2000). Rispetto al Gabbiano reale, tende ad essere maggiormente rappresentato nell’entroterra, e dunque a sfuggire alle rilevazioni frequentando spesso discariche e coltivi anche a grande distanza dalle zone umide; le paludi costiere emiliano-romagnole e venete che ospitano le colonie più importanti. Il nostro Paese riveste un ruolo fondamentale nella migrazione delle popolazioni europee della specie. Il Paese che origina il massimo numero di segnalazioni è la Repubblica Ceca, seguito dalla Polonia. Le ricatture si distribuiscono su un areale molto esteso, da qualche centinaio e fino ad oltre 2.500-3.000 km. Due le principali aree d’origine: l’Europa centro-orientale e balcanica, seguita dalle coste meridionali del Baltico e del Golfo di Finlandia, con rotte migratorie che mostrano una componente primaria da nord-est verso sud-ovest. Non è stato redatto, ad oggi, un Piano d’Azione Internazionale o Nazionale sulla specie. Il Gabbiano comune è inserito nell’Allegato II/2 della Direttiva Uccelli ed è considerata specie vulnerabile nella Lista Rossa Nazionale. Risulta, inoltre, specie non cacciabile in Italia ai sensi della legislazione venatoria (157/92).
Semaforo
I trend di popolazione noti evidenziano un quadro apparentemente favorevole per la specie. Tuttavia, il contingente nidificante molto modesto – e con tutta probabilità inferiore all’FRV – e le fluttuazioni riscontrate in alcune aree strategiche sono sintomi evidenti di uno stato di salute della specie, allo stato attuale, del tutto insoddisfacente.
Canto
È una specie particolarmente rumorosa, specialmente nelle colonie, dove ogni singolo individuo contribuisce all’“orchestra” con il tipico richiamo “kree-ar”. Forte e rauco, simile a una fragorosa risata, si deve proprio al suo canto inconfondibile il nome latino della specie, “ridibundus”…
Il Gabbiano comune è un cacciatore scaltro, capace di adattarsi anche ad ambienti diversi da quello marino: non è raro, infatti, avvistarlo nei campi o a scovare invertebrati tra le zolle arate. È una specie gregaria durante tutto l’anno, facilmente osservabile anche nei centri urbani. Si muove quasi sempre in gruppi numerosi, composti anche da varie centinaia di individui, nei pressi di discariche di rifiuti solidi urbani e sui campi coltivati, soprattutto nei giorni di pioggia abbondante oppure al seguito di trattori in aratura. È anche frequente osservare gli stormi in volo disposti a “V” che, al mattino, si spostano verso i luoghi di alimentazione e, alla sera, fanno ritorno alle colonie. È spiccatamente onnivoro e, non di rado, lo si può osservare mentre tenta di sottrarre il cibo ad altri uccelli, compresi i propri simili…